Ven, 2006-03-03 12:52

Carta di intenti

Premessa alla carta di intenti

In vaste zone del paese, un vero e proprio “contropotere” criminale si oppone alla legalità democratica. Esso si fonda sull'accumulo di ricchezze illegali, esercita il dominio dei più forti sui più deboli attraverso l'uso della violenza, nega i più elementari diritti di cittadinanza, tenta di piegare ai suoi scopi le istituzioni democratiche, inquina la società e l'economia.

Per sua mano sono caduti poliziotti e carabinieri, magistrati, uomini politici, commercianti, imprenditori, semplici cittadini e persino bambini e bambine.

L'influenza delle organizzazioni criminali non è più limitata alle tradizionali zone d'insediamento; le enormi fortune acquisite con il traffico della droga vengono reinvestite nei circuiti finanziari e penetrano nell'economia legale, nuove attività criminali danno vita ad un vorticoso giro d'affari, si stringono patti perversi con ogni forma di potere occulto e con il sistema della corruzione.

Le mafie non sono dunque solo un problema di ordine pubblico, né costituiscono un pericolo solo per le regioni meridionali. Esse rappresentano la più forte insidia alla convivenza civile, alla saldezza e alla credibilità delle istituzioni democratiche, al corretto funzionamento dell'economia. Esse impediscono lo sviluppo della democrazia e il pieno esercizio dei diritti dei cittadini.

Il diritto al lavoro, all'istruzione, alla sicurezza, alla giustizia non potranno essere goduti da nessuno se non si sconfigge l'illegalità organizzata. In questa battaglia, in prima fila, vi sono i corpi dello stato, impegnati nell'azione di repressione. Ma al loro fianco, in questi anni, si è mobilitata gran parte della società civile, giovani, uomini e donne, associazioni del volontariato laico e cattolico. Un vasto variegato mondo dell'impegno civile che chiama le istituzioni, di ogni ordine e grado, a svolgere un ruolo di stimolo, di coordinamento e di sostegno all'azione di contrasto alla criminalità.

Ognuno, pertanto, deve assumersi le proprie le proprie responsabilità.

Ogni istituzione deve fare la propria parte. E tanto più devono farla le istituzioni più vicine ai cittadini (Comuni, Province, Regioni, Comunità Montane), oggi fortemente legittimate dal voto popolare diretto. In esse, una nuova classe dirigente sta seriamente lavorando, pur tra mille ritardi e difficoltà. Una leva di amministratori e amministratrici che, al di là dell' appartenenza politico – ideologica, colloca il bene comune al di sopra delle proprie posizioni, si cimenta con l'etica della responsabilità, ricerca un dialogo con i cittadini e ne sollecita la partecipazione. A tale classe dirigente spetta oggi il compito di “organizzare la legalità”, offrendo ai cittadini le occasioni e gli strumenti per sottrarsi all'invasione del contropotere criminale.

Nasce da quest'insieme di ragioni l'idea di dar vita ad un'associazione di enti locali e Regioni per l'educazione alla legalità, il contrasto alle organizzazioni criminali e l'impegno diretto delle istituzioni territoriali nell'affermazione di regole civili e democratiche e di percorsi di sviluppo che superino le attuali marginalità in cui vivono troppi segmenti della società.

C'è un vasto campo di iniziativa che può essere occupato, senza sovrapporsi all'azione delle istituzioni preposte all'ordine pubblico né ostacolando la preziosa iniziativa autonoma del mondo del volontariato e dell'associazionismo ma, anzi, fornendo alle une e all'altro un sostegno attivo: un terreno di lavoro che trova la sua forza nella solidarietà e nella cooperazione istituzionale.

Se il contropotere criminale è negazione dei diritti, è prevaricazione del forte sul debole, l'educazione alla legalità può essere un modo concreto ed efficace per combatterlo. Diffondere la coscienza della legalità, informare i cittadini sulla forza reale della criminalità organizzata, formare i giovani alla cultura dei diritti e della tolleranza, del rifiuto della violenza e del rispetto per il valore della persona, perseguire uno sviluppo economico equilibrato: sono questi gli scopi per i quali ci associamo.

L'associazione, quindi, vuole essere una rete che consente di mettere insieme idee, progetti, servizi, di far circolare informazioni, di mettere in relazione tante esperienze. Perciò la sua struttura sarà leggera, fattiva, policentrica e articolata sul territorio nazionale.

Non sottovalutiamo, poi, l'impatto simbolico e il significato generale del riunire Comuni, Province, Regioni e Comunità Montane, realtà grandi e piccole, luoghi del sud, del centro e del nord, attorno all'obiettivo della legalità.

Ma l'uno e l'altro acquisiscono maggior forza attraverso la creazione di percorsi politici, amministrativi, educativi ed il compimento degli atti concreti che ne discendono.

Carta di intenti

I punti forti dell'azione concreta che l'associazione si prefigge sono:

  1. Aggregare tutti gli enti territoriali che abbiano già manifestato il loro interesse verso l'educazione alla legalità attraverso il finanziamento di progetti per attività di formazione nelle scuole o di sostegno alle politiche giovanili.
    Per aderire sarà sufficiente:
    • la destinazione di una quota del bilancio per le iniziative che l'ente stesso intenderà promuovere e, ove possibile, la creazione di un apposito capitolo del bilancio stesso;
    • un atto di adesione formale (delibera) che, per ogni ente, dovrà indicare un referente “politico” e uno “amministrativo” per tutte le future iniziative;
    • il versamento di una quota associativa proporzionata al numero degli abitanti.
  2. promuovere:
    • percorsi di formazione scolastica (tutti gli enti si devono impegnare, in base alle loro competenze, per l'attivazione di percorsi di educazione alla legalità, alla democrazia e alla solidarietà nelle scuole del proprio territorio;
    • percorsi di formazione sul territorio (azioni rivolte ai cittadini utili a far comprendere, ad informare);
    • coordinamento tra amministrazioni e scuole per concrete iniziative contro la dispersione scolastica;
    • percorsi di formazione per gli amministratori e i dipendenti pubblici;
      (per questi percorsi, in particolare, attivare una solida collaborazione con "LIBERA, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e le associazioni ad essa aderenti, valorizzando il patto di aiuto e sostegno reciproco tra enti territoriali e mondo dell'associazionismo, in un rapporto dialettico e costruttivo).
  3. Promuovere iniziative di solidarietà tra enti (cooperazione sia in manifestazioni di solidarietà attiva sia in progetti concreti ).
  4. Studiare delle procedure semplici che consentano agli enti di agire in perfetta trasparenza (ad esempio procedure in materie di appalti, gestione delle discariche, smaltimento dei rifiuti urbani).
  5. Impegnarsi per lo sviluppo efficace di politiche giovanili concrete.

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