Mer, 2012-10-10 16:20

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Scioglimento del comune di Reggio Calabria e arresti di politici. Campinoti: “La politica deve recuperare l’etica della responsabilità. Le mafie, la corruzione e il malaffare si battono praticando la buona politica, che esiste, va sostenuta e diffusa”

Andrea Campinoti, Presidente di Avviso Pubblico.

Non può esistere mafia senza rapporti con la politica, ma deve esistere una politica senza rapporti con la mafia. È questa la convinzione che anima da sempre Avviso Pubblico e che abbiamo costantemente sottolineato e ribadito in contesti pubblici e istituzionali.

Lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose, l’arresto dell’assessore regionale Zambetti con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, gli arresti e le indagini per corruzione e peculato che riguardano un numero sempre maggiore di politici ai vari livelli, sono tutti episodi che impongono una seria riflessione al mondo della politica, dei partiti, degli elettori, dei militanti e a tutti i cittadini che hanno a cuore la nostra Repubblica.

L’Italia è un paese in cui mafie, corruzione, evasione fiscale e malaffare hanno raggiunto un livello intollerabile, in cui la cosiddetta “zona grigia” fatta di insospettabili colletti bianchi al servizio della criminalità si sta sempre più ampliando, in cui le mafie sono diventate sempre di più un soggetto politico ed economico dotato di un fortissimo potere influente. Tutto questo costituisce una seria e attuale minaccia alla nostra democrazia, una minaccia che non può essere affrontata e risolta ricorrendo esclusivamente al codice penale e all’impiego della magistratura e delle forze dell’ordine.

La politica deve recuperare la dimensione dell’etica della responsabilità. Questo significa, prima di tutto, che i partiti devono prestare la massima attenzione alla selezione delle persone che candidano e i cittadini a quelle che votano.

È necessario che, a livello culturale, maturi negli italiani la coscienza che il ricoprire un incarico pubblico implica non l’avere un diritto in più, ma un dovere in più: il dovere dell’essere e dell’apparire credibili e onesti, di praticare comportamenti permeati dalla coerenza, dalla sobrietà, dalla responsabilità e dall’utilizzo accorto delle risorse pubbliche.

Ciascun cittadino, come richiama l’articolo 54 della Costituzione, deve essere fedele alla Repubblica e alle sue leggi e coloro che ricoprono un incarico pubblico, divenendo per ciò stesso un punto di riferimento e un esempio per tutti, nei casi previsti dalle norme devono prestare giuramento.

Le mafie, la corruzione, l’evasione fiscale e il malaffare si alimentano della cattiva politica e si sconfiggono con la buona politica che esiste – come dimostrano i tanti amministratori locali onesti minacciati dalle mafie e citati nel nostro rapporto Amministratori sotto tiro – ed essa va sostenuta e diffusa.

A tal fine, Avviso Pubblico ritiene opportuno chiedere al legislatore di emanare rapidamente delle norme che stabiliscano criteri chiari e precisi di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza dal mandato ricevuto dagli elettori nel caso in cui chi ricopre un incarico pubblico sia rinviato a giudizio per i gravi reati citati nel Codice di autoregolamentazione dei partiti votato all’unanimità dalla Commissione parlamentare antimafia. In assenza di tali provvedimenti chiediamo a tutte le forze politiche un impegno preciso a non sostenere candidature che non rispondano a questi requisiti.

Appare, inoltre, necessario per Avviso Pubblico riformare il dettato dell’articolo 416-ter del codice penale, che definisce e punisce il reato di voto di scambio politico-mafioso, integrando la parte in cui si afferma che il reato sussiste laddove vi sia scambio di voti con denaro, con la previsione che il reato si compie anche qualora vi sia “l’erogazione o la promessa altre utilità”, intese come promesse di posti di lavoro, di concessioni di appalti e di altre prebende concordate in modo illecito.

Infine, Avviso Pubblico ritiene urgente la promulgazione di norme che modifichino l’attuale legislazione in materia di enti locali sciolti per mafia – una legislazione che nel corso degli anni ha dimostrato specifiche debolezze e mancanze che le hanno impedito di essere un reale strumento di prevenzione antimafia nella pubblica amministrazione – e, dall’altra, di prevedere la possibilità per i Sindaci che operano in tali contesti di potersi avvalere di strumenti specifici attingendo anche a risorse umane e finanziarie straordinarie.

Andrea Campinoti
Presidente di Avviso Pubblico

L’Ufficio Stampa
Giulia Migneco 335 7305980
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